Non solo la vittima dell’incidente. La legge tutela anche il dolore, lo sconvolgimento della vita e la perdita del rapporto familiare subiti da chi resta accanto a un congiunto gravemente lesionato.
di AVV. TOMMASO ROSSI (RPC STUDIO LEGALE)
Un gravissimo incidente stradale non colpisce soltanto chi riporta le lesioni.
Spesso travolge un’intera famiglia.
È un aspetto di cui si parla ancora troppo poco. Quando una persona sopravvive ad un sinistro ma rimane in condizioni di gravissima disabilità permanente, la sua vita cambia radicalmente. Ma cambia, altrettanto radicalmente, anche quella delle persone che gli stanno accanto.
Coniugi, figli, genitori e fratelli si trovano improvvisamente a vivere una realtà fatta di ospedali, lungodegenze, visite mediche, pratiche burocratiche, assistenza quotidiana, rinunce personali e sofferenza psicologica.
Una domanda, allora, diventa inevitabile:
chi risarcisce il danno subito dai familiari?
La risposta è meno scontata di quanto si possa immaginare.
Ed è proprio qui che entra in gioco uno degli aspetti più delicati e complessi del diritto del risarcimento del danno.
Non esiste solo il danno della vittima
Quando si parla di incidenti stradali si tende naturalmente a concentrarsi sul risarcimento spettante alla persona ferita.
Si parla di:
- danno biologico;
- invalidità permanente;
- danno morale;
- spese mediche;
- perdita della capacità lavorativa.
Ma il nostro ordinamento riconosce che il fatto illecito può produrre danni diretti anche nei confronti di soggetti diversi dalla vittima primaria.
È il cosiddetto danno iure proprio dei familiari.
Si tratta di un danno autonomo, che nasce direttamente nella sfera giuridica del congiunto e che non dipende dal risarcimento spettante alla vittima.
In altre parole:
non è un danno “ereditato”, né un danno riflesso.
È un danno proprio del familiare.
Quando il danno parentale è risarcibile?
Molti pensano che il risarcimento del danno parentale esista soltanto nei casi di morte.
Non è così.
Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha chiarito che il diritto al risarcimento può sussistere anche quando la vittima sopravvive, purché le lesioni siano così gravi da compromettere in modo radicale il rapporto familiare.
Pensiamo a chi:
- rimane in stato vegetativo;
- perde completamente l’autonomia;
- non è più in grado di comunicare;
- necessita di assistenza continua per tutta la vita.
In questi casi il rapporto affettivo continua formalmente ad esistere, ma viene profondamente svuotato del suo contenuto umano e relazionale.
La giurisprudenza parla di lesione del rapporto parentale, riconoscendo che anche questa costituisce un danno risarcibile.
Che cos’è il danno da lesione del rapporto parentale?
Non significa attribuire un prezzo agli affetti.
Nessun risarcimento può restituire ciò che è stato perduto.
Il diritto, però, riconosce che la perdita o la radicale compromissione del rapporto con un familiare rappresenta un pregiudizio reale, serio e meritevole di tutela.
Si tratta di una sofferenza che investe contemporaneamente:
- la sfera emotiva;
- la vita quotidiana;
- gli equilibri familiari;
- le relazioni personali;
- il progetto di vita.
È un danno che modifica profondamente il modo stesso di vivere.
Il peso invisibile del caregiver familiare
Esiste poi un altro aspetto spesso sottovalutato.
Quando un familiare diventa totalmente non autosufficiente, qualcuno deve necessariamente occuparsi di lui.
Molto spesso questo ruolo ricade su un figlio o sul coniuge.
Nasce così la figura del caregiver familiare.
Non si tratta soltanto di assistere il proprio caro.
Occorre:
- rapportarsi quotidianamente con medici e infermieri;
- organizzare visite specialistiche;
- seguire ricoveri e trasferimenti;
- affrontare pratiche amministrative;
- gestire patrimoni e pensioni;
- assumere decisioni sanitarie;
- ricoprire, talvolta, il ruolo di amministratore di sostegno.
Il tutto mentre si continua a lavorare, a crescere i propri figli, a seguire la propria famiglia.
È quella che molti definiscono una vera e propria “doppia vita”, caratterizzata da un carico emotivo e organizzativo enorme.
Quando anche il familiare si ammala
Non è raro che, dopo mesi o anni di questa situazione, siano proprio i familiari a sviluppare conseguenze clinicamente rilevanti.
Fra le più frequenti:
- disturbi d’ansia;
- depressione;
- insonnia cronica;
- stress post traumatico;
- esaurimento psicofisico.
Naturalmente non basta affermare di stare male.
Occorre dimostrare, attraverso documentazione medica e psicologica, che tali patologie sono causalmente riconducibili all’evento traumatico.
Quando ciò avviene, il danno può assumere anche i connotati di un vero e proprio danno biologico subito dal familiare.
Non basta dire di soffrire: serve la prova
Uno degli errori più frequenti consiste nel ritenere che il rapporto di parentela sia sufficiente ad ottenere automaticamente il risarcimento.
Non è così.
La prova del danno resta fondamentale.
Occorre dimostrare, ad esempio:
- la qualità del rapporto familiare precedente all’incidente;
- la frequenza dei rapporti;
- il concreto sconvolgimento delle abitudini di vita;
- il tempo dedicato all’assistenza;
- le rinunce lavorative o personali;
- le eventuali conseguenze sulla salute;
- il carico assistenziale effettivamente sostenuto.
Proprio per questo motivo, nelle controversie più complesse, assumono particolare rilievo:
- relazioni psicologiche;
- certificazioni mediche;
- documentazione sanitaria;
- testimonianze;
- fotografie;
- documentazione relativa all’amministrazione di sostegno;
- ogni elemento idoneo a ricostruire la concreta incidenza dell’evento sulla vita del familiare.
E se la vittima ha già firmato una transazione con l’assicurazione?
È una domanda che viene posta molto frequentemente.
La risposta, nella maggior parte dei casi, è rassicurante.
Se la vittima dell’incidente ha definito il proprio risarcimento con la compagnia assicuratrice, ciò non significa automaticamente che siano estinti anche i diritti risarcitori dei familiari.
Occorre naturalmente esaminare attentamente il contenuto della transazione.
Tuttavia, quando il familiare agisce per ottenere il risarcimento del proprio danno personale (iure proprio), si tratta di un diritto autonomo rispetto a quello spettante alla vittima.
È quindi indispensabile analizzare caso per caso il testo dell’accordo transattivo e verificare se esso abbia realmente efficacia anche nei confronti dei familiari oppure riguardi esclusivamente il danneggiato diretto.
Ogni famiglia vive una storia diversa
Uno degli errori più gravi consiste nel ridurre questi casi ad una semplice applicazione delle Tabelle di Milano.
Le Tabelle costituiscono certamente il principale parametro di liquidazione del danno non patrimoniale.
Ma ogni vicenda presenta caratteristiche assolutamente uniche.
Non esistono due famiglie uguali.
Non esistono due rapporti padre-figlio identici.
Non esistono due percorsi assistenziali sovrapponibili.
Per questo motivo la personalizzazione del danno assume un ruolo decisivo.
L’importanza di una corretta impostazione della domanda risarcitoria
Le richieste formulate nei confronti della compagnia assicurativa devono essere costruite con particolare attenzione.
Occorre individuare con precisione:
- le diverse voci di danno;
- la documentazione necessaria;
- la giurisprudenza applicabile;
- gli elementi utili alla personalizzazione del risarcimento.
Una domanda generica rischia infatti di non rappresentare adeguatamente la reale dimensione del pregiudizio subito dalla famiglia.
L’assistenza dello Studio
Lo Studio Legale Rossi, Copparoni & Partners assiste da anni vittime di incidenti stradali e i loro familiari nelle più complesse controversie risarcitorie, con particolare attenzione ai casi di macrolesioni permanenti, danno alla persona, responsabilità civile e tutela dei diritti dei caregiver familiari.
Ogni vicenda viene affrontata attraverso un’approfondita ricostruzione del danno, la collaborazione con medici legali e specialisti e una strategia processuale orientata al riconoscimento integrale di tutti i pregiudizi risarcibili.
Quando un grave incidente cambia per sempre la vita di un’intera famiglia, è fondamentale che il risarcimento tenga conto non soltanto delle conseguenze subite dalla vittima diretta, ma anche del profondo sconvolgimento che l’evento produce nella vita di chi, ogni giorno, continua ad assisterla.


