Siti ed e-commerce accessibili: gli obblighi non riguardano soltanto la Pubblica Amministrazione

Siti ed e-commerce accessibili: obblighi di accessibilità digitale

Che cosa cambia per i servizi digitali dopo l’European Accessibility Act

di Avv. Tommaso Rossi — RPC Studio Legale

Accessibilità digitale significa permettere alle persone con disabilità di comprendere e utilizzare un servizio online in condizioni di autonomia. Non riguarda soltanto caratteri più grandi: coinvolge navigazione da tastiera, contrasto, descrizioni alternative, struttura delle pagine, moduli, autenticazione, assistenza e compatibilità con le tecnologie assistive.

Il d.lgs. 82/2022, che attua la direttiva (UE) 2019/882, applica dal 28 giugno 2025 requisiti di accessibilità a determinati prodotti e servizi destinati ai consumatori. Tra i servizi rientrano, nei limiti stabiliti dalla disciplina, anche il commercio elettronico, alcuni servizi bancari, comunicazioni elettroniche, accesso ai media audiovisivi, trasporti ed e-book.

Non ogni sito privato ricade automaticamente nella norma

L’ambito deve essere verificato caso per caso. Conta la natura del servizio, non la semplice presenza online. Inoltre, le microimprese che forniscono servizi sono escluse dal d.lgs. 82/2022. Restano comunque possibili altri obblighi, oltre a evidenti ragioni di qualità, inclusione e ampliamento della clientela.

La disciplina contempla anche i casi di modifica sostanziale o onere sproporzionato, ma non si tratta di esenzioni automatiche. La valutazione deve essere concreta e documentata secondo i criteri normativi; quando previsto, occorre informare l’autorità di vigilanza.

Che cosa rende accessibile un servizio

Le informazioni devono essere percepibili, comprensibili e disponibili attraverso modalità compatibili con diverse esigenze sensoriali. Il servizio deve poter essere utilizzato con tecnologie assistive e offrire procedure accessibili lungo l’intero percorso.

Per un e-commerce non basta correggere la homepage. Devono essere verificati ricerca, schede prodotto, carrello, moduli, consenso, pagamento, conferma dell’ordine e assistenza. Un pulsante senza etichetta, un campo non associato alla sua descrizione o un avviso di errore comunicato soltanto con il colore possono rendere impossibile concludere l’acquisto.

Un progetto organizzativo, non un intervento una tantum

Il primo passo è definire l’ambito giuridico e realizzare un audit tecnico e contenutistico. Le criticità vanno classificate per impatto, corrette e poi verificate con test automatici e manuali, includendo quando possibile persone che usano tecnologie assistive.

Contratti con sviluppatori, piattaforme e fornitori dovrebbero indicare standard, responsabilità, documentazione e gestione degli aggiornamenti. È utile formare chi pubblica testi, PDF, immagini e video: anche una piattaforma tecnicamente accessibile può diventare inaccessibile attraverso contenuti caricati male.

Perché conviene intervenire

La mancata conformità può comportare provvedimenti dell’autorità e sanzioni. Ma ridurre il tema alla sanzione sarebbe miope. Un servizio accessibile è generalmente più chiaro, robusto e semplice da usare anche per persone anziane, utenti con limitazioni temporanee o chi naviga in condizioni difficili.

In sintesi: l’accessibilità deve entrare nella progettazione, nei contratti e nella gestione quotidiana del servizio digitale.

Fonti: d.lgs. 27 maggio 2022, n. 82; AgID, FAQ sull’accessibilità digitale; Direttiva (UE) 2019/882.

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