La sicurezza stradale è prima di tutto una questione di diritti: come cambia la tutela degli utenti vulnerabili della strada

Pedoni, ciclisti, bambini, anziani e persone con disabilità sono gli utenti più esposti sulle nostre strade. La sicurezza non dipende solo dalle regole, ma da cultura, infrastrutture e tutela giuridica. Il ruolo della Fondazione Michele Scarponi e dell’avvocato nella difesa dei diritti della persona.

di avv. Tommaso Rossi (Senior Partner RPC Studio Legale; Componente Comitato Scientifico Fondazione Michele Scarponi ETS)

La sicurezza stradale non riguarda soltanto chi guida

Quando si parla di sicurezza stradale il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sugli automobilisti.

Patenti.

Autovelox.

Multe.

Alcol.

Droghe.

Eppure questa è soltanto una parte del problema.

La strada è molto di più della carreggiata destinata alle automobili: è uno spazio pubblico condiviso, destinato alla circolazione di persone con caratteristiche, esigenze e livelli di protezione profondamente diversi. Anche il Codice della strada definisce la strada come area pubblica destinata alla circolazione non soltanto dei veicoli, ma anche dei pedoni e degli altri utenti.

Chi cammina, chi utilizza una bicicletta, chi accompagna un bambino a scuola, chi si sposta con una carrozzina o con un ausilio per la mobilità non dispone della protezione offerta dalla carrozzeria di un’automobile.

Per questo motivo il diritto europeo e quello nazionale parlano oggi sempre più spesso di utenti vulnerabili della strada.

Non si tratta di una categoria “privilegiata”, ma di persone maggiormente esposte alle conseguenze di un errore altrui.

Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce una nuova visione della sicurezza stradale: non più costruita attorno ai veicoli, ma alle persone.

La velocità è il principale fattore di rischio nelle città

La ricerca scientifica internazionale è ormai unanime.

La variabile che più influenza la probabilità di un incidente grave è la velocità.

Ridurre anche di pochi chilometri orari la velocità media produce effetti enormi:

  • diminuisce lo spazio di arresto;
  • aumenta il campo visivo del conducente;
  • riduce la gravità dell’urto;
  • migliora la convivenza tra i diversi utenti della strada;
  • riduce rumore e inquinamento.

Le evidenze dimostrano che una persona investita a 30 km/h ha probabilità di sopravvivenza enormemente superiori rispetto ad un investimento a 50 km/h, mentre lo spazio di arresto si riduce drasticamente. Anche per questo numerose città europee hanno introdotto il limite generalizzato dei 30 km/h nelle aree urbane.

Non è una scelta ideologica.

È una scelta fondata sui dati.

La sicurezza stradale è una questione di salute pubblica

Ogni incidente evitato rappresenta:

  • una vita salvata;
  • una disabilità evitata;
  • una famiglia che non viene distrutta;
  • un enorme risparmio per il sistema sanitario.

Per questo oggi si parla sempre più spesso di “Safe System Approach”, il modello promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Unione Europea.

L’obiettivo non è eliminare gli errori umani — impossibile — ma progettare un sistema che impedisca che un errore si trasformi in una tragedia.

Il ruolo della Fondazione Michele Scarponi: molto più di una fondazione sportiva

Molti conoscono la Fondazione Michele Scarponi per il nome del grande campione marchigiano tragicamente scomparso nel 2017 durante un allenamento in bicicletta.

In realtà oggi la Fondazione rappresenta una delle realtà italiane più autorevoli nella promozione della sicurezza stradale.

La sua attività non si limita alla memoria di Michele.

Si sviluppa attraverso:

  • educazione nelle scuole;
  • formazione;
  • sensibilizzazione;
  • attività istituzionale;
  • promozione della mobilità sostenibile;
  • interventi nei procedimenti giudiziari;
  • tutela legale degli utenti vulnerabili.

Il progetto “Difendiamo la strada di tutti”, nato dalla collaborazione tra Marco Scarponi e l’avv. Tommaso Rossi, nasce proprio con questo obiettivo: trasformare il diritto in uno strumento concreto di prevenzione e tutela.

Quando il diritto diventa prevenzione

Per molti anni il diritto della circolazione è stato considerato quasi esclusivamente una materia sanzionatoria.

Oggi non è più così.

Il diritto è anche prevenzione.

Lo è quando sostiene politiche di moderazione della velocità.

Lo è quando difende l’autonomia dei Comuni nell’adottare misure per rendere più sicure le città.

Lo è quando promuove una progettazione urbana capace di ridurre il rischio.

Lo è quando tutela concretamente le vittime della strada.

La sicurezza non nasce soltanto dal rispetto delle regole.

Nasce anche dalle scelte legislative, amministrative e urbanistiche.

L’odio contro i ciclisti non è libertà di espressione

Uno degli aspetti più innovativi dell’attività svolta dalla Fondazione riguarda il contrasto ai fenomeni di hate speechcontro i ciclisti.

Per anni migliaia di commenti sui social network hanno normalizzato frasi come:

  • “investiteli”;
  • “passategli vicino”;
  • “un ciclista in meno”.

Non si tratta semplicemente di cattivo gusto.

Quando un’intera categoria di utenti viene sistematicamente disumanizzata, il rischio è che tali messaggi contribuisiscano a legittimare comportamenti pericolosi anche sulla strada. Per questo la Fondazione ha avviato un’attività di monitoraggio e valutazione giuridica delle espressioni più gravi, promuovendo azioni legali nei casi penalmente rilevanti.

La libertà di manifestazione del pensiero costituisce uno dei principi fondamentali dell’ordinamento democratico.

Ma non comprende il diritto di istigare alla violenza o di alimentare campagne d’odio verso persone identificate esclusivamente per il mezzo di trasporto che utilizzano.

Città 30: un dibattito che riguarda i diritti, non soltanto il traffico

Negli ultimi anni il confronto sulle cosiddette “Città 30” è stato spesso rappresentato come uno scontro tra favorevoli e contrari.

In realtà il tema è molto più ampio.

La domanda corretta è:

quale modello di città vogliamo costruire?

Una città progettata esclusivamente per ridurre i tempi di percorrenza delle automobili oppure una città nella quale bambini, anziani, pedoni e ciclisti possano muoversi in sicurezza?

Da qui deriva anche l’impegno della Fondazione Michele Scarponi nel sostenere iniziative volte alla moderazione della velocità e, quando necessario, nell’intervenire anche in sede giurisdizionale amministrativa a difesa di tali politiche pubbliche.

Il ruolo dell’avvocato nella tutela delle vittime della strada

Quando si verifica un incidente stradale il problema non riguarda soltanto il risarcimento del danno.

Occorre spesso affrontare questioni molto più complesse:

  • accertamento delle responsabilità;
  • tutela dei familiari;
  • rapporti con compagnie assicurative;
  • consulenze medico-legali;
  • procedimenti penali;
  • eventuali responsabilità della pubblica amministrazione;
  • sicurezza delle infrastrutture;
  • tutela degli utenti vulnerabili.

Negli ultimi anni è inoltre cresciuta l’importanza del contenzioso amministrativo in materia di mobilità sostenibile, pianificazione urbana, limiti di velocità e provvedimenti degli enti locali.

Si tratta di un settore in continua evoluzione che richiede competenze trasversali tra diritto civile, assicurativo, penale e amministrativo.

La strada è davvero di tutti

La sicurezza stradale non può essere considerata soltanto un problema di circolazione.

È un tema di diritti fondamentali.

Del diritto alla vita.

Del diritto alla salute.

Del diritto alla mobilità.

Del diritto di ogni persona di poter scegliere liberamente come muoversi senza trasformare tale scelta in un fattore di rischio.

La cultura della sicurezza non nasce esclusivamente dalle sanzioni.

Nasce dall’educazione, dalla progettazione delle città, dalla responsabilità individuale e collettiva e dalla consapevolezza che lo spazio pubblico appartiene a tutti.

Ed è proprio questa la visione che ispira l’attività della Fondazione Michele Scarponi ETS e il progetto “Difendiamo la strada di tutti”: promuovere una mobilità più sicura, più inclusiva e più rispettosa dei diritti della persona.


Come lo Studio Legale Rossi, Copparoni & Partners può assistere cittadini ed enti

Lo Studio Legale Rossi, Copparoni & Partners assiste privati, enti pubblici, associazioni e organizzazioni del Terzo Settore nelle questioni giuridiche connesse alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile, offrendo consulenza e assistenza nei procedimenti di risarcimento del danno da incidente stradale, nella tutela delle vittime e dei loro familiari, nel contenzioso amministrativo riguardante provvedimenti in materia di viabilità, pianificazione urbana e sicurezza, nonché nell’attività di consulenza a favore di enti e associazioni impegnati nella promozione della mobilità sostenibile.

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