Diritto all’oblio e deindicizzazione da Google: quando è possibile cancellare il passato dal web?

Diritto all’oblio e deindicizzazione dai motori di ricerca

Una vecchia notizia su Google può continuare a danneggiarti per sempre?

di avv. Tommaso Rossi (RPC Studio Legale)

Basta digitare il proprio nome su Google per capire quanto la reputazione online sia diventata parte integrante della nostra identità personale e professionale.

Può accadere, però, che tra i primi risultati della ricerca compaiano articoli di giornale, comunicati stampa o pagine web che raccontano vicende ormai risalenti nel tempo: un’indagine penale poi archiviata, un procedimento concluso favorevolmente, una controversia civile, una vicenda imprenditoriale o semplicemente fatti che, pur essendo stati veri, non hanno più alcun interesse pubblico.

In questi casi molti si pongono una domanda:

“È possibile eliminare quei risultati da Google?”

La risposta è sì, ma non sempre.

Ed è proprio qui che entra in gioco il cosiddetto diritto all’oblio, uno degli strumenti più importanti previsti dalla normativa europea in materia di tutela dei dati personali.


Cos’è il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio consiste nella possibilità di chiedere che informazioni personali non più attuali, pertinenti o di interesse pubblico cessino di essere facilmente reperibili attraverso i motori di ricerca.

È importante chiarire subito un equivoco molto diffuso.

Il diritto all’oblio non significa cancellare Internet.

Nella maggior parte dei casi, infatti, ciò che viene richiesto non è la rimozione dell’articolo pubblicato dal giornale o dal sito web, bensì la deindicizzazione del contenuto.


Deindicizzazione: cosa significa davvero?

La deindicizzazione consiste nell’eliminare un determinato risultato dall’elenco restituito da Google quando viene ricercato il nome di una persona.

L’articolo continua ad esistere sul sito che lo ospita, ma non compare più tra i risultati associati al nominativo dell’interessato.

La differenza è sostanziale.

Un contenuto che richiede una ricerca specifica all’interno del sito ha un impatto molto diverso rispetto ad una notizia che appare immediatamente digitando il nome di una persona su Google.

Per questo motivo la giurisprudenza europea considera il motore di ricerca un autonomo titolare del trattamento dei dati personali, distinto dall’editore che ha pubblicato la notizia.


Quando è possibile ottenere la deindicizzazione?

Non esiste una regola automatica.

Ogni caso richiede un attento bilanciamento tra due diritti costituzionalmente rilevanti:

  • il diritto di cronaca e di informazione;
  • il diritto della persona alla riservatezza, alla dignità e alla propria reputazione.

Tra gli elementi maggiormente valutati vi sono:

  • il tempo trascorso dalla pubblicazione;
  • l’attualità della notizia;
  • la veridicità dei fatti;
  • l’interesse pubblico ancora esistente;
  • il ruolo pubblico o privato della persona coinvolta;
  • l’eventuale evoluzione successiva della vicenda (archiviazione, assoluzione, prescrizione, estinzione del reato, riabilitazione, ecc.).

Quanto più una vicenda è risalente e priva di interesse pubblico attuale, tanto maggiori saranno le possibilità di ottenere la deindicizzazione.


Anche una notizia vera può essere deindicizzata?

Sì.

Ed è probabilmente l’aspetto che sorprende maggiormente.

La normativa europea non tutela soltanto contro le informazioni false.

Può accadere che una notizia perfettamente vera, pubblicata legittimamente molti anni prima, diventi oggi sproporzionatamente lesiva della reputazione dell’interessato.

In questi casi il problema non è la veridicità della notizia, ma la sua persistente e immediata reperibilità attraverso i motori di ricerca.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha più volte affermato che il trascorrere del tempo può modificare il corretto equilibrio tra diritto di cronaca e tutela della persona.


E se il sito che ha pubblicato l’articolo si trova all’estero?

Molti ritengono che in questi casi non sia possibile fare nulla.

Non è così.

Quando il problema riguarda Google e le ricerche effettuate all’interno dell’Unione Europea, la normativa europea può consentire la deindicizzazione anche se il sito originario è ospitato all’estero.

Questo accade perché la richiesta viene rivolta al motore di ricerca quale autonomo titolare del trattamento dei dati personali.

Naturalmente ogni situazione presenta profili differenti e richiede una valutazione tecnica preliminare.


Come si presenta una richiesta a Google?

La procedura non consiste semplicemente nella compilazione di un modulo online.

Una richiesta efficace deve essere costruita sotto il profilo giuridico e documentale.

Occorre dimostrare, ad esempio:

  • perché la notizia non è più attuale;
  • quale concreto pregiudizio produce oggi;
  • perché prevale il diritto alla tutela della reputazione;
  • quale sia l’evoluzione della vicenda nel tempo.

Nei casi più complessi può inoltre rendersi necessario proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali o ricorrere all’autorità giudiziaria.


Ogni caso è diverso

Uno degli errori più frequenti consiste nel ritenere che basti attendere alcuni anni per ottenere automaticamente il diritto all’oblio.

Non è così.

Una vicenda che coinvolge un personaggio pubblico continuerà, ad esempio, ad avere un interesse collettivo molto maggiore rispetto a quella riguardante un privato cittadino.

Allo stesso modo, una notizia relativa a fatti ancora attuali difficilmente potrà essere deindicizzata.

È quindi indispensabile valutare attentamente la documentazione e la giurisprudenza applicabile prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.


Come può aiutare uno studio legale

La tutela della reputazione online richiede competenze che si collocano all’intersezione tra diritto della privacy, diritto dell’informazione, normativa europea e protezione dei dati personali.

Ogni richiesta di deindicizzazione deve essere costruita su misura, analizzando il caso concreto, la natura delle informazioni pubblicate, il tempo trascorso e il bilanciamento tra interesse pubblico e diritti della persona.

Lo Studio Legale Rossi Copparoni & Partners assiste privati, professionisti e imprese nelle procedure di deindicizzazione dei contenuti reperibili sui motori di ricerca, nella tutela della reputazione digitale e nelle azioni dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali e alle competenti autorità giudiziarie, offrendo un’assistenza qualificata e personalizzata in tutte le fasi della procedura.


Conclusioni

Internet ha una memoria lunghissima, ma non per questo ogni informazione deve rimanere eternamente accessibile attraverso una semplice ricerca su Google.

Il diritto all’oblio rappresenta uno strumento fondamentale per garantire un corretto equilibrio tra libertà di informazione e tutela della dignità della persona.

Se una vecchia notizia continua a compromettere la tua vita personale o professionale, è possibile verificare se ricorrono i presupposti per richiederne la deindicizzazione e tutelare concretamente la tua reputazione online.

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